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martedì, 05 maggio 2009

Vivendo la Conferenza mondiale di Durban2

Sto vivendo la Conferenza di Durban2 non come rappresentante di uno Stato e neppure come rappresentante di una ONG che ha qualcosa da dichiarare, ma come FMA che sente forte nel suo cuore il desiderio che si realizzi “la pace nel mondo, grazie a tutte le persone di buona volontà”.
E’ per questo che ascolto con attenzione cercando in tutto quanto viene detto segni di speranza.

Mi incontro con rappresentanti delle Ong e imparo quanto stanno realizzando per dare voce a quelli che sono i più nascosti; parlo con i rappresentanti diplomatici dei vari paesi e scopro al di sotto dell’aspetto burocratico la persona che ti parla dei suoi figli nel desiderio che possano vivere in un mondo migliore. Respiro desiderio di pace.

Visione troppo semplicista? Può darsi …ma vedo muoversi qui a Ginevra i rappresentanti di tutto il mondo che hanno l’intenzione di lanciare un segnale molto forte: una Conferenza che vuole verificare come gli Stati stiano realizzando i propositi, presi a Durban nel 2001. di lottare contro il razzismo e l’emarginazione.
I risultati dei colloqui e delle consultazioni hanno portato al consenso su un documento che avrà il suo impatto a livello mondiale.

Leggendo i giornali si avverte una certa diffidenza verso la Conferenza di Durban2: l’assenza di alcuni paesi, il discorso del Presidente Ahmadinejad, le reazioni che ne sono seguite sembrano giustificare questo atteggiamento.
Mi ha toccato, come a molti partecipanti, la non presenza di alcuni Paesi ("poco rispetto verso le vittime" mi commentava tristemente  un rappresentante della Tunisia,  “non attenzione da parte di alcuni paesi agli sforzi da parte della Palestina e della Conferenza Islamica di togliere dal documento in esame quanto poteva dispiacere (eliminazione della parola ‘sionismo’, rispetto della libertà di religione, riconoscimento della libertà di espressione…") rifletteva un rappresentante significativo.
Come italiana ho sentito in particolare il ritiro da parte dell’Italia, il suo non essere presente in un discorso che condanna il razzismo.

Ero nella sala quando ha parlato il presidente dell’Iran, ho ascoltato il suo discorso e non sta a me giudicare le sue intenzioni. Ha usato espressioni che fanno pensare e che nessuno in quella sede dice : “per lottare contro le manifestazioni di razzismo bisogno ritornare ai valori morali, ai valori spirituali e alla devozione a Dio….la radice del razzismo sta nella mancanza di comprensione di ciò che è la realtà umana come creatura scelta da Dio…la vittoria del bene sul male e l’instaurazione di un sistema mondiale giusto sono stati promessi da Dio e dai suoi Messaggeri (come Mosé,Gesù Cristo, Maometto) e hanno costituito un obiettivo comune delle diverse società e generazioni nel corso della storia…”) e allo stesso tempo si è espresso con forza contro il regime “razzista” del sionismo, e la prepotenza politica ed economica di altri paesi, sollevando entusiasmo da parte di alcuni e reazioni da parte di altri.
In tutto questo ho ammirato l’equilibrio del Segretario Generale Ban Ki- Moon (“E’ spiacevole che il mio appello all’unità non sia stato ascoltato…”, dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite ai Diritti Umani Navi Pillay (“…La migliore risposta per questo tipo di eventi è quella di replicare e correggere, e non di ritirarsi o di boicottare la Conferenza…”) e di quanti non si sono lasciati coinvolgere dall’emotività di quanto avveniva nella sala.
Mi ha colpito la reazione di un rappresentante della Palestina che mi ha commentato (tra l’arrabbiatura e la tristezza) “Non sono per niente soddisfatto di quel discorso…ci ha creato solo problemi che ora dobbiamo risolvere.”

La  Conferenza è continuata normalmente senza ritornare più sull’accaduto e oggi, 21 aprile, c’è stata l’approvazione, per consenso, del documento finale, con grande soddisfazione dei presenti.
Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all'Onu di Ginevra e capo delegazione vaticano alla conferenza sul razzismo ha detto a Radio Vaticana «Il documento non è perfetto , però rispetta i punti sostanziali dei diritti umani, apre la strada a continuare a negoziare in futuro su alcuni temi che, per la prima volta, sono stati accettati universalmente».

Solo 9 Paesi (La Germania,l’Australia, il Canada, gli Stati Uniti, l’Italia, Israele, i Paesi Bassi, la Polonia e la Nuova Zelanda) non risultano in questa approvazione finale a motivo della loro assenza.
“Tutti i popoli e gli individui costituiscono una sola razza umana” recita il documento e nel mio cuore fa eco una preghiera che le dà un fondamento “che tutti siano Uno, Padre”.
Ed è questa promessa che sostiene la mia speranza.

Maria Grazia Caputo - Responsabile Diritti Umani a Ginevra - http://dirittiumanifma.blogspot.com
postato da: orizzontefuturo alle ore 14:48 | link | commenti (2)
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martedì, 07 aprile 2009

Il diritto all’acqua

Il diritto all’acqua rappresenta prima di tutto il riconoscimento delle diverse dimensioni dell’acqua: utilizzi (domestici, industriali, agricoli), frontiere (locali, regionali ed internazionali), valori (culturali, sociali, ambientali ed economici) ed utenti (che si tratti di esseri umani o di altre forme di vita). Rappresenta anche il riconoscimento dell’importanza cruciale dell’acqua per uno sviluppo economico ed ambientale sostenibile. Dovrebbe facilitare l’adozione cristiana di un approccio etico, rispettoso dell’ecosistema, basato sul rispetto del diritto in vista di una gestione sostenibile dell’acqua. Questo approccio nascente dà la priorità al diritto all’acqua, essenziale per garantire giustizia sociale, dignità, uguaglianza e pace. La sua messa in atto permetterebbe ad ognuno di avere accesso all’acqua in maniera sufficiente e non discriminatoria per quanto riguarda i bisogni umani elementari, ovverosia per dissetarsi, per l’igiene, la pulizia, la cucina, l’agricoltura di sussistenza e i servizi sanitari. Il recupero delle acque includerebbe il trasporto, il trattamento, l’eliminazione o il riutilizzo degli scarti umani e delle acque usate.

Oggi, più di 1,2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,4 miliardi a servizi sanitari di base. Secondo il rapporto annuale del UNDP (United Nations Development Programme), 4900 bambini muoiono ogni giorno per malattie legate al consumo di acqua non potabile. Inoltre, circa il 50% delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo soffre di problemi di salute legati alla mancanza di accesso all’acqua.

Il diritto all’acqua figura esplicitamente in due trattati adottati dalle Nazioni Unite sui diritti dell’uomo: la Convenzione sull’Eliminazione di qualsiasi Forma di Discriminazione contro le Donne e la Convenzione internazionale relativa ai Diritti del Fanciullo. Le Convenzioni di Ginevra garantiscono la protezione del diritto all’acqua durante i conflitti armati. Tuttavia, alcuni Stati continuano a negare la legittimità di questo diritto. Altri non rispettano i loro obblighi. Eppure gli Stati firmatari delle diverse convenzioni internazionali riguardanti i diritti dell’uomo hanno l’obbligo di rispettare, proteggere e soddisfare i diritti presenti in tali trattati. Tale obbligo implica l’integrazione di questi diritti nelle legislazioni nazionali e la garanzia che la loro applicazione non sarà fatta in maniera discriminatoria. Purtroppo, benché la situazione sia critica, non esiste un testo internazionale che garantisca il diritto ad un’acqua accessibile e sana. Tuttavia, nel novembre 2002 è stato fatto un passo importante quando il Comitato dei diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite ha riconosciuto il Diritto all’Acqua come un diritto fondamentale dell’uomo. Ciò dovrebbe impegnare, in teoria, i 145 Stati che hanno ratificato il Patto internazionale a garantire progressivamente un accesso giusto e non discriminatorio all’acqua potabile. Sfortunatamente, il testo del Comitato non vincola giuridicamente i governi.

L’acqua dovrebbe essere considerata in primo luogo come un bene sociale e culturale, un bene pubblico e non una materia prima. Inoltre, ciò non implica una sua distribuzione gratuita, bensì un accesso finanziariamente abbordabile per tutti.

Il Vides Internazionale è ben cosciente dell’importanza di tale tematica ed attraverso il finanziamento di progetti, quali ad esempio la creazione di pozzi e cisterne per il raccoglimento delle acque in Vietnam, attraverso le comunità locali e l’aiuto di volontari, tenta di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni meno fortunate nei paesi in via di sviluppo. Mediante l’educazione e la formazione nelle scuole, intende inoltre promuovere tali valori nella speranza che un elemento di vita come l’acqua sia accessibile a tutti.

Massimiliano Bettini  - Responsabile comunicazioni VIDES Internazionale

postato da: orizzontefuturo alle ore 16:09 | link | commenti
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mercoledì, 11 marzo 2009

Giornata Mondiale della Donna

Giornata Mondiale della DonnaIn un secolo, le donne hanno conquistato l’uguaglianza giuridica e legislativa nella maggior parte dei paesi del mondo. Resta da conquistare l’uguaglianza nei fatti. La giornata Internazionale della Donna, resa ufficiale dalle Nazioni Unite nel 1977, serve a ricordarci le vittorie ottenute ma ci invita anche a riflettere sulla condizione della donna in tutto il mondo. Questo è il momento migliore per fare un bilancio dei progressi avvenuti in vista di promuovere l’eguaglianza delle donne. E’ anche l’occasione per identificare le difficoltà che le donne devono superare nella società ed i modi per migliorare la condizione femminile.

Come tutte le date simboliche, la giornata internazionale della donna non ha le sue origini in un unico fatto storico. Simboleggia, da un lato, i frutti di un lungo processo di lotte, rivendicazioni e dibattiti e, d’altro canto, i percorsi silenziosi intrapresi da milioni di donne a livello mondiale.

Il principale riferimento storico della giornata mondiale della donna risale agli scioperi operai scatenatisi tra il 1857 ed il 1911 a New York, mentre le lavoratrici del tessile protestavano contro le loro misere condizioni di lavoro. Un evento in particolare avrebbe segnato con forza le manifestazioni: il 25 marzo 1911, un gruppo di lavoratrici che manifestava in un’azienda tessile a New York, trovava la morte in un incendio. Non sarebbero riuscite a fuggire in tempo in quanto le porte erano chiuse in modo da impedire ai lavoratori di uscire prima della fine della giornata lavorativa.
Altro riferimento storico importante è quello della Conferenza Internazionale delle donne socialiste del 1910, a Copenhagen, in Danimarca. In quell’occasione, la leader socialista tedesca Clara Zetkin propose la creazione di una giornata internazionale della donna, in modo di riconoscere le lotte portate avanti dalle donne ovunque nel mondo.
Altro riferimento riguarda il legame tra l’8 marzo e la partecipazione delle donne operaie alla rivoluzione russa.

Nel 1977, ovverosia due anni dopo l’Anno Internazionale della donna, le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione che invitava tutti i paesi a dedicare una giornata di celebrazioni dei diritti delle donne e della pace internazionale. Di conseguenza, l’8 marzo è diventato la giornata della riconoscenza in numerosi paesi.

Tale ricorrenza assume un’importanza di rilievo per il Vides Internazionale in quanto la nostra ONG è particolarmente impegnata sul fronte della promozione delle donne. Le innumerevoli attività portate avanti nei 4 continenti, empowerment femminile, educazione scolastica e formazione, diritti umani e via dicendo, hanno come obiettivo definito e dichiarato di contribuire allo sviluppo umano e psicologico (nonché sociale ed economico) delle donne. La nostra speranza è che il mondo non si limiti a riconoscere l’importanza femminile solamente in prossimità dell’8 marzo, ma che proseguano gli sforzi di uguaglianza e miglioramento della condizione di genere ovunque e durante tutto l’arco dell’anno.

Il Vides Internazionale si pone in prima linea per promuovere tale fondamentale obiettivo

Massimiliano Bettini  - Responsabile comunicazioni VIDES Internazionale

postato da: orizzontefuturo alle ore 15:15 | link | commenti (1)
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mercoledì, 25 febbraio 2009

VIDES e Povertà

VIDES e Povertà

Sembrerebbe ormai assodato che la crisi mondiale non sarà una breve parentesi del 2009, ma dovrebbe perdurare anche negli anni a venire.

Gli ultimi dati emersi dai principali istituti e organismi internazionali, quali il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, confermano la recessione economica in corso e l’aumento della povertà a livello mondiale. A nulla sono valse le manovre di aggiustamento approntate dai governi delle principali potenze (USA, UE, Cina...), la fame nel mondo va crescendo e pare ormai un lontano miraggio il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs) entro il 2015.

Le popolazioni dei paesi in via di sviluppo saranno purtroppo i principali protagonisti a risentire della crisi. E come di consueto, le fasce più deboli della società saranno quelle più esposte: donne, bambini ed anziani. Le già limitate azioni di sostegno a loro favore verranno ulteriormente ridotte, quando non azzerate e i loro pochi diritti lentamente erosi.

In tale contesto storico particolarmente difficile, il ruolo della società civile (ridimensionato dai tagli alla cooperazione, v. articolo precedente) assume un’importanza senza precedenti, facendosi carico delle lacune e dei vuoti lasciati dai governi. Sempre più numerose sono le persone bisognose che vengono dimenticate in questi frangenti.

Ed è in queste situazioni che il lavoro del VIDES e dei suoi volontari si rivela estremamente prezioso. Attraverso la sua presenza nei 4 continenti, avvalendosi della sua esperienza educativa e di formazione, con una presenza ben radicata in realtà sociali particolarmente difficili, come un’ape operosa, il VIDES prosegue imperterrito il suo lavoro arrivando dritto ai cuori della gente, indifferente alle questioni economiche mondiali che affliggono il pianeta. Con umiltà e  tenacia porta avanti progetti, collabora con i principali organismi internazionali per la difesa dei diritti umani, s’impegna a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche e le campagne più importanti, preme sugli Stati affinché portino avanti politiche serie.

Il volontario VIDES porta con sé un bagaglio di conoscenza e spiritualità che lo rende “unico” rispetto agli altri. Esporta i valori ed il coraggio del metodo educativo Salesiano, nonché l’allegria e la forza d’animo che lo contraddistingue. Opera con abnegazione per aiutare il prossimo e fa sì che il suo comportamento diventi contagioso. Attraverso il suo esempio e le sue azioni (piccole gocce nel mare direbbe Madre Teresa), modifica l’ambiente che lo circonda migliorando il mondo e le persone.

Massimiliano Bettini  - Responsabile comunicazioni VIDES Internazionale

postato da: orizzontefuturo alle ore 14:23 | link | commenti (1)
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giovedì, 05 febbraio 2009

Diminuisce l'aiuto pubblico allo sviluppo e alla cooperazione civile

Il 2008 si è rivelato un anno infelice per la lotta alla povertà nel mondo e il 2009 promette di peggiorare ulteriormente a causa della grave crisi economica che ha colpito l’economia mondiale. I numeri dell’aiuto internazionale allo sviluppo del 2007, pubblicati dall’OSCE, hanno decretato un verdetto infelice. I più grandi paesi donatori, quali gli Stati membri dell’Unione Europea, gli Stati Uniti, il Canada ed il Giappone, non sono riusciti a rispettare i loro impegni finanziari nella lotta alla povertà nel mondo ed offrire un avvenire migliore a milioni di uomini, donne e bambini che vivono nella miseria assoluta. E le prospettive future non sono rosee, essendo previsti ulteriori tagli nel 2009.

I numeri dell’aiuto allo sviluppo del 2007-2008 sono lontani dagli obiettivi prefissati. L’anno scorso, la quota di aiuto pubblico allo sviluppo dell’Unione Europea relativa al Prodotto Interno Lordo è diminuita dallo 0,41% al 0,38% (solo i paesi scandinavi hanno mantenuto i livelli sperati mentre paesi come l’Italia hanno ridotto tale quota allo 0,09% nel 2009). Concretamente ciò vuol dire che i poveri del mondo hanno ricevuto 1,7 miliardi di euro in meno che nel 2006-2007. Eppure la quota prevista fissata nell’ambito degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) è del 0,7%. Dato che il 2008 rappresenta il giro di boa nel calendario per la realizzazione degli OSM di cui il termine è fissato al 2015, tali numeri sono un segnale d’allarme: stiamo collettivamente allentando i nostri sforzi e ciò è inaccettabile.

Quel 1,7 miliardi di euro che manca all’appello avrebbe potuto permettere di curare milioni di bambini dato che 11 milioni di loro muoiono ogni anno per mancanza di accesso alle cure. Oppure avrebbe potuto permettere a milioni di individui l’accesso all’acqua potabile ed alle scuole primarie. E se i numeri scioccanti della mortalità infantile, della sanità o dell’accesso all’educazione non sono sufficienti a convincere ad agire adesso, allora le nostre paure riguardanti le sfide globali del futuro (cambiamento climatico, migrazione, lotta alla violenza e il terrorismo...) ci devono convincere ad agire. Se desideriamo avere qualche possibilità di successo nell’affrontare queste sfide comuni, dobbiamo prendere coscienza che ogni soluzione passa imperativamente dal miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo.

Il crescente fossato tra paesi poveri e paesi ricchi riguarda tutti. L’aumento dei flussi migratori illegali verso il continente europeo è solo una delle conseguenze di quest’estrema povertà, della mancanza di opportunità e di speranze della maggior parte della popolazione mondiale (in particolare l’Africa). Ed il paventato protezionismo annunciato da numerosi governi per far fronte alla crisi globale rischia di acuire tali situazioni. Conflitti, insicurezza, conseguenze drammatiche del cambiamento climatico, epidemie: ecco alcuni fattori che colpiscono i paesi poveri e che hanno un effetto boomerang sull’Europa e i paesi più ricchi.

In un mondo globalizzato, le politiche di sviluppo affrontano una nuova realtà: ciò vuol dire più opportunità, ma anche maggiori rischi e responsabilità da parte dei paesi sviluppati. La cooperazione allo sviluppo non deve essere vista solamente come carità istituzionale o governativa, ma come un ambito d’azione politica cruciale che riguarda noi tutti.

È ora che gli Europei e gli altri donatori agiscano. È ora che l’aiuto allo sviluppo diventi l’avanguardia dei bilanci nazionali: un settore di cui i cittadini ed i politici devono essere fieri. Dobbiamo tener fede alle nostre promesse. Per questo motivo l’Europa, in qualità di principale donatore, deve dare l’esempio e ribadire gli impegni presi. Abbiamo la fortuna di poter raggiungere gli OSM e rimetterci sulla retta via prima che sia troppo tardi. Siamo la prima generazione a poter affrontare di petto la povertà estrema e a poter dire con convinzione che abbiamo il denaro, le medicine e il know-how per sconfiggerla. La vera sfida resta la nostra capacità a mobilitare la volontà politica necessaria per tener fede ai nostri impegni.

Massimiliano Bettini  - Responsabile comunicazioni VIDES Internazionale

postato da: orizzontefuturo alle ore 14:41 | link | commenti (3)
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martedì, 27 gennaio 2009

Benvenuti

Carissimi Amici,

È con grande gioia e soddisfazione che il Vides Internazionale inaugura l’anno 2009 con una nuova rubrica dal titolo: “Orizzonte futuro, i diritti di tutti per tutti”, in cui intendiamo affrontare le tematiche internazionali (ma anche nazionali) di particolare rilievo per la nostra Organizzazione. Ogni settimana sarà pubblicato un articolo riguardante la pace e la sicurezza internazionale, i diritti umani, le giornate mondiali e gli avvenimenti delle Nazioni Unite, le attività svolte dal Vides, le questioni etiche e religiose e tutti gli argomenti di interesse comune.
 
Sarà possibile commentare l’articolo ed inserire suggerimenti e spunti per un dibattito che auspichiamo avvincente e costruttivo. L’obiettivo che intendiamo perseguire è un maggior coinvolgimento da parte di tutti ed una presa di coscienza sulla realtà del mondo che ci circonda ed in cui operiamo. Affrontando tematiche “spinose” speriamo di alimentare una consapevolezza sulle difficoltà che si presentano ed approntare i mezzi per superarle. Non sono pochi i problemi e le sfide che ci attendono.

Il 2009 è, infatti, il 20° Anniversario della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia. Tale importante avvenimento sarà onorato dal Vides Internazionale attraverso un nuovo strumento (blog) dedicato unicamente a tale scopo. Ogni settimana verranno messi on-line articoli della Convenzione che sarà possibile commentare. Abbiamo grandi speranze per una nutrita partecipazione e desideriamo una maggiore interazione sia con i lettori che con i membri della grande famiglia Vides.

Restiamo fiduciosi nel successo di questa impresa e ci auguriamo che il nostro contributo permetterà una maggior divulgazione di idee, aprirà nuovi fronti di discussione e ci orienterà verso un “orizzonte futuro” migliore in cui la nostra voce e gli appelli del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e del Santo Padre Papa Benedetto XVI° non resteranno inascoltate.

Massimiliano Bettini  - Responsabile comunicazioni VIDES Internazionale

 

postato da: orizzontefuturo alle ore 14:17 | link | commenti (9)
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